I MILLE MORTI DI PALERMO. LE STRAGI CHE HANNO CAMBIATO L'ITALIA

Palermo come Beirut. Bombe, mitra, pistole, un arsenale da guerra per lo scontro tra clan mafiosi che insanguina la città dal 1979 al 1986, con un bilancio terribile: mille morti.



Sabato 14 maggio, dalle ore 10:00 alle 13:00, nella Sala Sinopoli del Teatro Vittorio Emanuele di Messina avrà luogo un incontro attorno al libro di Antonio Calabrò. giornalista e scrittore. Dopo i saluti del Presidente S.M.S.P. e storico della Scienza, Rosario Moscheo, interverranno i professori: Giuseppe Campione, geografo e Presidente della Regione Siciliana dopo le stragi del '92; Mario Bolognari, antropologo e Direttore del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina; Girolamo Cotroneo, emerito di Storia della Filosofia e già Presidente dei Filosofi Italiani. L'evento, è organizzato dalla Società Messinese di Storia Patria.

Copertina del libro
In pagine intense di cronaca incalzante e documentata, con speranza e passione civile, Antonio Calabrò rende omaggio al sacrificio di chi non si è arreso e invita a non abbassare la guardia contro un'organizzazione apparentemente in parziale disarmo ma che, come affermava Leonardo Sciascia, è da temere proprio quando non spara. "I mille morti di Palermo. Uomini, denaro e vittime nella guerra di mafia che ha cambiato l'Italia" è edito da Mondadori. L'immagine di copertina è della fotografa Letizia Battaglia

Una «mattanza», mentre il resto d'Italia vive l'allegra frenesia degli anni Ottanta. La «Milano da bere». E la Palermo per morire. L'escalation comincia il 23 aprile 1981, quando viene ucciso Stefano Bontade, «il falco», potente boss di Cosa Nostra. È un omicidio dirompente, che semina il panico nelle file delle più antiche famiglie mafiose, ribaltando gerarchie, alleanze, legami d'affari. Centinaia di altri morti seguiranno. Quasi tutti per mano dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano e dei loro alleati, i Greco, i Brusca, i Marchese: i boss in ascesa, che tramano, tradiscono, ingannano, uccidono per dominare il campo degli interessi: droga, appalti pubblici, armi, soldi. Tanti soldi. Non è solo una guerra interna alla mafia. Nel mirino dei killer, anche uomini con la schiena dritta al servizio delle istituzioni, come Piersanti Mattarella e Pio La Torre (alfieri del «buon governo» e di una politica efficace e pulita, contrapposta alle collusioni di Vito Ciancimino e alle ambiguità di Salvo Lima), Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, e altri poliziotti e carabinieri, magistrati, giornalisti, medici, imprenditori che non si sono piegati alle intimidazioni. «Cadaveri eccellenti». Persone che hanno difeso la legge dello Stato contro la violenza dei boss. Dietro alcune di quelle morti l'ombra dei grandi misteri italiani.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
E Palermo? In troppi stanno a guardare, impauriti, indifferenti o spesso anche complici nella rete degli interessi mafiosi che inquinano politica, economia, società. Mafia vincente e ancora una volta impunita? No. Il 10 febbraio 1986, l'avvio del maxiprocesso a Cosa Nostra nell'aula bunker dell'Ucciardone segna il riscatto dello Stato. Ottenuto anche grazie alla tenacia del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto, con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino tra i protagonisti: magistrati competenti e coraggiosi che hanno saputo trovare prove e riscontri alle rivelazioni di «pentiti» come Tommaso Buscetta e Totuccio Contorno. Per i capi di Cosa Nostra arrivano condanne esemplari, confermate in Cassazione. La mafia è in ginocchio. E tenta la riscossa con le sconvolgenti vendette stragiste dei primi anni Novanta.

Antonio Calabrò
Antonio Calabrò vive e lavora a Milano. Attualmente è Senior Advisor Cultura di Pirelli & C. Responsabile del gruppo Cultura di Confindustria, è vicepresidente di Assolombarda (con deleghe per la legalità e la responsabilità sociale d'impresa) e di Assimpredil, è consigliere delegato della Fondazione Pirelli e consigliere d'amministrazione dell'Università di Genova, di Nomisma, dell'Orchestra Verdi, della Fondazione Teatro Parenti, del Touring Club e di alcune altre società e fondazioni. È vicepresidente del Centro per la cultura d'impresa. È stato consigliere delegato dell'HangarBicocca. Ha ricoperto l'incarico di direttore dell'agenzia di Stampa Apcom e di editorialista economico di La 7. È stato direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L'Ora, ha collaborato con Paese Sera, Panorama e L'Europeo e ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. Insegna all'Università Bocconi (corso di "Storia del giornalismo") e all'Università Cattolica di Milano (master in Media Relation, insegnamento "Il contesto mediale"). Scrive di libri su Il Giorno e di cultura d'impresa su "Huffington Post Italia".


A.D.P.


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